Intervista a Michele Scapicchi
di Mauro Fiorucci
E’ il 16 Ottobre 1994, si gioca la sesta giornata del campionato di serie A, la Roma di Totti è impegnata a Torino contro i granata. Carletto Mazzone convoca per la prima volta in squadra Michele Scapicchi, in quel periodo, talento indiscusso del settore giovanile giallorosso. I sacrifici di un ragazzo di 18 anni, costretto a vivere lontano da casa, di colpo sembrano produrre gli effetti desiderati e il sogno della serie A si materializza. Sembra l’inizio di una splendida carriera, due settimane dopo infatti arriva la seconda convocazione per la trasferta di Parma. Scapicchi va vicino all’esordio, Totti si accascia a terra dopo un duro scontro, Mazzone crede in lui, gli si avvicina e gli ordina di tenersi pronto. Il capitano però si rialza e prosegue la sua partita rimandando così il debutto del ragazzo. Ancora panchina in Roma-Juventus di coppa italia e quell’esordio purtroppo non si concretizzerà mai più perche una serie incredibile di infortuni compromette la carriera del centrocampista che tra interventi e riabilitazioni riesce comunque a proseguire in lega pro con Carpi e Marsala. Mister non crede di essere in credito con la fortuna? E’ innegabile che la mia carriera da giocatore non sia stata fortunata soprattutto in relazione ad infortuni e tempistiche relative ad essi. Il passato calcistico probabilmente è ancora una ferita aperta ma Il calcio resta la mia passione e continua a far parte della mia vita. Fare l’allenatore mi permette di stare in questo magnifico mondo a prescindere dal livello o dalle categorie. Il futuro è imprevedibile ma sarà sicuramente bello viverlo con ambizione, del resto il pallone ti dà e ti toglie all’improvviso quando meno te lo aspetti. La fortuna è una componente di quello che costruisci però come si dice, meglio essere fortunato che bravo. Nel 2013 ottiene il premio “panchina verde” e viene eletto miglior allenatore della serie a2 di calcio femminile dopo la promozione in a1 con la Grifo, come valuta l’esperienza alla guida delle grifoncelle? E’ stata un’esperienza bella e formativa ma altrettanto faticosa. Fu un traguardo storico che raggiungemmo tutti insieme dopo tanto impegno e dedizione. La Grifo Perugia femminile è stata la mia prima panchina e resterà per sempre un piccolo gioiello nel mio cuore. Ho fatto parte di un gruppo di persone splendide che meritano le migliori soddisfazioni. Dopo il calcio femminile finalmente la meritata esperienza come allenatore in seconda del Villabiagio e successivamente del Bastia, è stato difficoltoso passare dal calcio femminile al calcio maschile? E’ stato difficoltoso poter far parte di una società di calcio maschile in qualità di allenatore dopo aver vinto in quello femminile. Rispetto ad altre regioni, in umbria, il calcio femminile è snobbato dagli addetti ai lavori. Ho avuto la fortuna di essere chiamato da Luca Grilli il quale cercava un secondo di fiducia, accettai con grande entusiasmo la proposta e ci togliemmo discrete soddisfazioni. A Bastia invece è stata una parentesi sportiva negativa, pochi risultati e l’esonero, ma tutto aiuta a migliorare il bagaglio d’esperienza. Posso dire però che le differenze tra calcio maschile e femminile sono abissali in tanti aspetti, ma il paradosso è che allenare le donne è molto più difficile. Consiglierei a tutti gli allenatori di iniziare dal femminile per poi approdare al calcio maschile ma a nessuno di intraprendere il percorso inverso. Quest’anno l’Agello l’ha cercata insistentemente, il presidente le ha dato subito fiducia, quali sono i reali obbiettivi della stagione? In estate il presidente Mezzasoma mi ha cercato e mi ha proposto un progetto ambizioso. Sia io che l’Agello venivamo da un’annata poco soddisfacente e questo ci ha unito, avevamo entrambi voglia di rivincita e trovare un accordo è stato facile. Insieme al ds Miccioni abbiamo allestito una buona squadra per la categoria, cambiando molto rispetto all’organico della passata stagione. In questa fase iniziale siamo andati bene ma stiamo cercando di crescere in fretta perchè possiamo fare molto di più. Le favorite rimangono Ellera e soprattutto Pontevalleceppi, noi vogliamo centrare i play off. Agello ambiente caldo e passionale, come si trova? Mi sono trovato molto bene già dall’inizio, c’è tanta voglia di crescere come società e come squadra. E’ sicuramente un ambiente caloroso ed esigente ma altrettanto disponibile e umanamente unito. Il presidente Fabrizio Mezzasoma insieme allo sponsor Bussolini formano un team affidabile composto da persone ambiziose che hanno saputo mettere a proprio agio tutti. Il campo ci dirà quali soddisfazioni potremo toglierci. Scapicchi è determinato e non ci gira intorno, le avversarie sono avvertite.